ALEXANDER MUSEUM PALACE HOTEL: UN LUOGO MAGICO E SUGGESTIVO

La storia dell'Alexander Museum Palace Hotel è legata indissolubilmente a quella di Alessandro-Ferruccio Marcucci Pinoli Conte di Valfesina, Nani per gli amici, avvocato, ambasciatore, console, imprenditore, collezionista, scrittore, poeta e scultore.
Grazie al suo spirito e alla sua personalità eclettica e innovatrice, il Conte è riuscito a miscelare la miglior tradizione alberghiera (è proprietario di 6 alberghi, di cui 3 a Pesaro e 3 ad Urbino) con l'amore per l'arte, unendo all'hotellerie di lusso il concetto di una mostra permanente. L' Alexander Museum Palace Hotel è frutto del lavoro complesso di un'equipe di ingegneri, architetti e artisti, sia famosi che emergenti. Un luogo magico e suggestivo, dove il piacere estetico si unisce alla bellezza e dove il benessere e l'arte sono tutt'uno. Caffè letterario, meta privilegiata di critici e scrittori di passaggio a Pesaro, nonché location d'eccezione di mostre, dibattiti, conferenze, aste ed eventi culturali, l'albergo raccoglie opere di: Giò Pomodoro, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino, Sandro Chia, Gino Marotta, Primo Formenti, Simon Benetton. Dunque un'esperienza dei sensi. Infatti ogni stanza, ogni angolo, ogni parete è un pezzo unico e irripetibile. Ci si sveglia in un'opera d'arte, ci si addormenta con il rumore delle onde.

D. Conte Marcucci Pinoli, perché è nato l'Alexander Museum Palace Hotel?


R. L'Alexander Museum Palace Hotel non è nato all'improvviso, ma è il frutto di un mio lungo percorso. Avevo già 5 alberghi, quindi una vasta esperienza nel campo e, inoltre, un grande amore per l'arte, soprattutto contemporanea, fin da ragazzo. E' stato questo amore che mi ha portato a visitare tantissimi musei in tutto il mondo e tante gallerie. Io stesso ho fatto disegni e pitture, poi quadri materici, sculture e installazioni.

D. Quando ha deciso di realizzarlo?

R. Dopo essere ritornato in Italia dal mio incarico di ambasciatore in Bolivia. Nella primavera 2004. Ho messo un'inserzione sul giornale, cercavo artisti per fare tutte le camere, hanno risposto in 266 da ogni regione d'Italia, tra questi 80 hanno mandato il loro catalogo, io ne ho scelti 50. L'albergo è dotato di 63 camere, 50 sono state realizzate da questi artisti, 13 da altri che i miei amici critici d'arte mi hanno segnalato. Ho lavorato 4 anni con loro, passando dei momenti intensissimi e , a volte, anche difficili.

D. Particolarità dell'Alexander Museum Palace Hotel?

R. Intanto la grandezza, infatti l'albergo è su 9 piani. Le porte delle camere sono opere d'arte, tutte diverse una dall'altra, ogni porta è un quadro e ogni corridoio è una galleria. Si entra dentro la porta e si dorme dentro l'opera d'arte. Questo non succede in tanti alberghi d'arte dove i proprietari comperano quadri e li attaccano alle pareti. Qui i clienti vivono dentro un'opera. Ho creato una vera opera futurista. I futuristi volevano uscire dalla cornice e far vivere il quadro nella realtà, qui i clienti entrano nel quadro e ci vivono, ho cercato di fare questo. Sono riuscito a realizzare un'opera unica alla quale hanno lavorato in tanti, dando ognuno il suo contributo. Un'altra particolarità di questo albergo è che tutti hanno lavorato su commissione. Io credo molto nella committenza. Una volta c'erano i grandi committenti, adesso si tende a comperare quello che è già pronto. Quanto acquistato si mette lì, sperando di essere in possesso di una grande opera, ma in realtà non sempre gli artisti si esprimono al meglio.

D. Dunque un sogno…

R. Sì, ho realizzato questo mio sogno. Su questo albergo sono state già discusse 4 tesi di laurea da altrettanti studenti universitari, la quinta sarà discussa a breve, ottobre- novembre, la sesta in febbraio.

D. Il rapporto dei suoi clienti con Pesaro?

R. I clienti che soggiornano da noi spesso desiderano soggiornare in camere firmate da un determinato artista, poi quando sono qui chiedono: “Dov'è Pesaro?”

D. Cosa offre Pesaro al turista?

R. Pesaro è una città d'arte, può offrire molto. Lo sa che è la città italiana con il maggior numero di librerie? A Pesaro si svolgono 5 festival rinomati, ci sono 2 biblioteche fornitissime, 5 musei importanti.

D. Eppure c'è chi si lamenta…

R. Non è colpa del comune se la città non sempre appare bene. I cittadini dovrebbero fare la loro parte, dovrebbero tenerci di più, basterebbe anche solo raccogliere la carta da terra, come faccio io…

D. Cosa dire ancora dell'Alexander Museum Palace Hotel?

R. Questo è un albergo che una volta inaugurato non è mai finito. E' un'installazione, una performance di 24 ore su 24, per 365 giorni all'anno. Ci sono 2 mostre al mese (attualmente si sta svolgendo la mostra di Nanni Valentini), dibattiti, conferenze sull'arte. Qui vengono ospiti che vogliono espressamente vedere le opere di artisti del calibro quali: Pomodoro, Cucchi, Paladino, Chia… ma anche clienti tradizionali, o altri che vogliono trascorrere una vacanza al mare. L'albergo è iscritto all'AMACI, Associazione Musei d'Arte Contemporanea Italiani. Qui è investito un capitale enorme. I prezzi sono accessibili per un 4 stelle e variano a seconda della vista mare e della categoria. Il ristorante attira molto per la bravura del cuoco. Abbiamo molti ospiti che vengono a cena da noi dal venerdì alla domenica, ovviamente su prenotazione.

D. Per concludere?

R. Invece del centro benessere o Spa che hanno tutti, contiamo su una “mens sana in corpore sano”. Molti artisti si riuniscono da noi, tengono corsi di disegno dal vero, di pittura e non solo. Inoltre da novembre abbiamo il jazz il venerdì, da marzo il cineforum. Si può proprio dire che il nostro è un albergo unico e diverso dagli altri


Rosalba Angiuli

 

OSPEDALE UNICO: CALANO LE MASCHERE

D. Giancarlo D'Anna, parliamo di “Ospedale Unico”. Lei da anni lo annuncia e lo denuncia come un accordo sulla pelle della Sanità fanese e della città della Fortuna.

R. Le maschere sono cadute. Da una parte Mezzolani, prima delle elezioni, dichiarava che “non aveva mai parlato di Ospedale Unico”, salvo il fatto che altri ci lavoravano per lui. Poi, dopo, ha fatto l'esatto contrario. Dall'altra parte l'amministrazione comunale di Fano, che non si è mai espressa in modo limpido sulla vicenda, nonostante fosse chiaro a chi fa politica, che la legge sugli Ospedali Riuniti era il cavallo di Troia dell'Ospedale Unico e nonostante il programma elettorale della coalizione Uniti per Fano confermasse l'impegno a difendere l'Ospedale di Fano.

D. Il fatto è grave…

R. Il fatto è gravissimo. Il patto con gli elettori non va tradito, addirittura prima della fine della precedente legislatura la nomina come Assessore alla Sanità di Pierini, notoriamente favorevole all'Ospedale Unico, fu un brutto segnale. Oggi addirittura si apre all'Ospedale Unico, nonostante quest'ultimo sia la fine delle attuali strutture di Fano e Pesaro dove, a detta di Mezzolani, rimarrà solo il Pronto Soccorso.

D. Cosa è successo in tutti questi anni al Santa Croce?

R. Molti hanno fatto finta di non vedere cosa stava accadendo. Abbiamo avuto camere operatorie non a norma, il reparto Dialisi in condizioni pietose, il Pronto Soccorso sempre alla ribalta della cronaca per i mai risolti problemi, personale costretto a turni e mansioni massacranti, 6 camere operatorie mai entrate in funzione e trasformate in magazzini, nonostante le enormi cifre spese. Aldo Ricci in questi anni ha gestito il Santa Croce, ed ora è diventato Direttore Generale dell'Azienda. Come facciamo a fidarci di chi non è stato capace di risolvere quanto in parte elencato? Il fatto che Ricci sia di Fano è una garanzia? Avrebbe dovuto dimostrarlo in passato. Forse è stato scelto anche per il suo “lavoro” al Santa Croce.

D. Secondo lei serve un nuovo ospedale?

R. No. Servono medici prestigiosi, strumentazioni moderne, risposte tempestive. Il resto è la peggiore politica, quella che vede nella Sanità voti e business. Non mi stancherò mai di dirlo: quella di un nuovo Ospedale è, principalmente, un'operazione economica dai grandi interessi, quei grandi interessi che si occupano poco delle esigenze dei cittadini. La mia avversità al progetto di ospedale unico è condivisa da migliaia di cittadini, ed è giustificata dal fatto che una buona Sanità si ottiene, appunto, con professionisti e strumentazioni, cosa che fino ad oggi nella nostra Provincia e a Fano e nell'Entroterra non è accaduto nel modo dovuto. La teoria dei favorevoli, invece, è che una buona Sanità si fa con una nuova struttura, accompagnando a questo anche il business (per le lobby collegate alla politica) che si verrebbe a creare con appalti, costruzioni, ecc….Ribadisco che sono necessarie vere e proprie eccellenze medico tecnologiche, che possono benissimo essere ospitate negli attuali ospedali. E' anche una questione di qualità della vita. Fano ha una buona qualità della vita e necessita comunque di una maggiore attenzione. Cosa accadrà domani quando il nuovo Ospedale nascerà a Pesaro? E cosa accadrà agli anziani che si vedranno costretti ad una migrazione verso altre strutture? Cosa succederà al personale, visto che diminuiranno i posti letto? Cosa accadrà a tutto l'indotto che vive con il Santa Croce? La perdita di: Caserma, Zuccherificio, Seminario regionale, non ha insegnato niente?

D. La sua, dunque, è una vera e propria battaglia…

R. Trasversalmente c'è chi vorrebbe far passare questa come una battaglia di retroguardia o campanilista, facendo finta di non sapere che, oggi, la tecnologia consente, tanto per fare un esempio, agli ospedali americani di inviare per via informatica gli esami radiologici in India, per farli esaminati da tecnici indiani, meno costosi. E noi, per 12 chilometri, abbiamo bisogno di spendere 130 milioni di euro per costruire una nuova struttura, invece di investire in medici e tecnologia, utilizzando, con opportune e necessarie modifiche, le attuali strutture.

D. Qual è la realtà di Aldo Ricci, Direttore dell'Azienda Ospedaliera?

R. Aldo Ricci è sempre più politico e sempre meno tecnico. Essendo stato scelto dalla politica, non può che seguire i dettami che gli vengono da Ancona; non solo, ma sembra esser stato contagiato da un virus molto comune in politica che è quello di “vendere fumo”. Nel recente passato, per cercare di far digerire il percorso dell'Ospedale Unico, Ricci annunciava una serie di consistenti interventi sulle attuali strutture, Pesaro e Fano, per dimostrare che non cala in questa fase l'attenzione all'esistente. Peccato che Ricci ha evitato accuratamente di dire che parte consistente di tali impegni sono stati presi in Accordi di Programma, il cui mancato rispetto comporterebbe la perdita degli interventi a carico dello Stato .Ad esempio, nell'Accordo che riguarda il 2008, lo Stato interviene per circa 92milioni di euro su di un totale di 11 milioni di euro. Ciclicamente, contando sul tempo che passa e sulla valanga di informazioni che travolgono i cittadini, si ritirano fuori le stesse cifre per gli stessi lavori. Ricci dice che il trasferimento del nuovo reparto Dialisi dalla vecchia sede al “nuovo padiglione” avverrà presumibilmente “fine 2010-inizio 2011”. Quel trasferimento era atteso e promesso da anni e lo testimonia una lettera giunta alla commissione regionale Sanità di cui sono Vice Presidente, nella quale l'Associazione Nazionale Emodializzati denuncia che :”Il termine previsto di giugno 2010 è passato con i cantieri in alto mare ed i pazienti lasciati a soffrire in una struttura assolutamente inadeguata ed indegna di quei livelli di eccellenza di cui la sanità marchigiana giustamente si vuole fregiare”. Questa è la realtà, non quella descritta da Ricci.

D. Una domanda per lui?

R. Cosa ne pensa dei 13.500,00 euro di canone mensile che l'Azienda San Salvatore di Pesaro paga per un'immobile già adibito a sede amministrativa dell'Azienda Ospedaliera (delibera di Giunta 1016 del giugno 2010), per un costo complessivo di quasi un milione di euro, visto che il contratto è per 6 anni? Non sono forse questi soldi dei cittadini che dovrebbero essere utilizzati ad esempio per ridurre le liste d'attesa? Perché tanto solerte a comunicare le cifre non si è ricordato anche di questa?"

D. Per il futuro dell'Ospedale Santa Croce, la mobilitazione è anche online?

R. Sì, Federico Arceci, un giovane fanese, ha, sul suo gruppo di Facebook, denominato: ”NO all'Ospedale Unico”, superato abbondantemente mille adesioni. Un altro gruppo su Facebook, denominato “Comitato a difesa e valorizzazione dell'Ospedale Santa Croce”, fa riferimento alla migliaia di firme raccolte lungo Corso Matteotti nel corso degli ultimi anni. Sul mio blog, il sondaggio proposto sull'Ospedale Unico ha totalizzato le 250 opinioni e la stragrande maggioranza è assolutamente contro la struttura unica. Sempre su Facebook, in poche ore si sono moltiplicate le adesioni alla manifestazione indetta da Giancarlo D'Anna insieme al Circolo Nuova Italia, che si terrà a settembre il giorno 18 alle 17.30, di fronte all'Ospedale Santa Croce di Fano, tra le quali anche quella dell'Onorevole Zaffini, l'On Paolini, Federico Sorcinelli e perfino gente da Pesaro mentra PD e di IDV. La manifestazione è aperta a tutti i cittadini che fanno riferimento alla struttura della Città della Fortuna”, non solo Fano, dunque.

D. Il dibattito, dunque, rimane acceso….

R. Sì, si stanno susseguendo gli interventi di quanti in questi anni sono stati silenziosi. Tutti in campo, chi per dire che l'Ospedale unico non si farà mai, nonostante la conferenza stampa di Mezzolani nella quale si dichiarava l'intenzione di procedere su quella strada. Chi a dire che non c'è un progetto, nonostante la presentazione che Direttore Carmine Ruta ha fatto, con tanto di diapositive, della nuova struttura nella seduta congiunta del consiglio comunale di Pesaro, Fano e Provincia. Chi a dire che, invece, l'ospedale Unico serve perché le due strutture sono vecchie, quindi ne serve una nuova dimenticando,che anche quando si sono costruite strutture nuove,vedi i nuovi padiglioni del Santa Croce, non è poi cambiato tanto, anzi. Un dibattito acceso che non ci sarebbe stato senza mobilitazione, se non ci fossero state quelle migliaia di firme, (per le quali non ci sono termini temporali) che continueremo a raccogliere anche il giorno della manifestazione e anche oltre se sarà necessario tenere viva l'attenzione.

D.Cosa infastidisce?

R. Proprio che la gente si mobiliti, che sia disponibile e pronta a scendere in piazza per difendere non solo il proprio Ospedale, i propri ospedali, ma anche il proprio diritto di conoscere e partecipare a quello che sarà il futuro della sanità e, con esso, la qualità della vita del nostro territorio. Non può essere altrimenti visto che sono in molti gli esponenti politici ad essere trasversalmente favorevoli all'ospedale unico. Molti, ma pochi, pochissimi, rispetto al numero crescente di cittadini che non si lasciano convincere dalle sirene che vedono nell'ospedale unico la panacea di tutti i mali.

 


Rosalba Angiuli

 

MAKAKO

E' una novità per la Pesaro che vuole divertirsi, che ama star bene e passare un paio di ore in riva al mare, senza spostarsi dalla propria città, ma con la percezione di essere su un'isola tropicale. Parliamo del Makako, un locale che risorge come una araba fenice in quel luogo che, per anni, è stato, sicuramente, sinonimo dell'estate, ovvero il Canto Pirata. Dunque il Makako, con la sua accattivante scenografia e con la sua linea di eventi, si propone in maniera dinamica e all'avanguardia, offrendo una valida alternativa ai blasonati punti della riviera. Ubicato a ponente, in viale Trieste, nella zona beach, è pronto a ospitare, fin dal mattino, anche i bagnanti che vogliono godersi una breve pausa. A pranzo e a cena, poi, arriva il bello, un momento unico per degustare del buonissimo pesce, pezzo forte della cucina, oppure sorseggiare un long drink, guardando il sole che tramonta sul mare. Tutto questo è il Makako, che ha ereditato dalla vecchia gestione anche la voglia di relazionarsi con i giovani, per dare loro degli input. Infatti, in questa estate 2010, sarà riproposta la serata “no alcool”, dimostrando che c'è l'intenzione di dare un segnale forte su questo tema. Dunque, il Makako è proiettato sempre più nell'ottica del locale dei pesaresi e vissuto dagli stessi: ogni sera alterna il suo sound fra musica del vivo e dance, promuove giovani e affermati artisti, ed è assolutamente aperto ad ogni nuovo evento in programmazione nell'estate cittadina, quale, ad esempio, la festa dell'Hip Hop Connection Arena.

Ma approfondiamone la conoscenza con i soci: Peppe,Giacomo,Andrea e Nico.

D. Come è nata l'idea Makako?

R. E' nata da una situazione preesistente che aveva bisogno di una boccata di aria fresca.

Abbiamo sentito l'esigenza di offrire condizioni migliori a coloro che venivano qui, così abbiamo rinnovato il look, curato dallo studio “Metis & Techne e Studio Garden Design” ed abbiamo iniziato a lavorare in modo da soddisfare le diverse esigenze.

D. Dunque un'esperienza a 360 gradi…

R. Sì, soprattutto rivolta ai pesaresi.

D. Qui cosa si può apprezzare in particolare?

R. Un po' tutto, dal pranzo, alla cena, al dopocena. Ma non solo, ogni giorno è possibile fermarsi per l'aperitivo dalle 18,30 in poi; inoltre la nostra musica ha una programmazione variabile nell'arco della settimana e che abbraccia diversi generi, dalla musica dal vivo italiana, alla musica con Dj, al jazz, alla dance under the moon , alla live music.

D. Il vostro menu?

R. E' composto da piatti semplici, specialmente a base di pesce dell'Adriatico, cucinato e mangiato fresco. La nostra clientela è soddisfatta di quanto proponiamo. Molti vengono da noi nella pausa pranzo anche per staccare dagli impegni lavorativi. E qui, a contatto con il mare ci si rilassa al punto tale che, poi, è difficile riprendere l'attività pomeridiana.

D. L'orario di apertura è cambiato?

R. Siamo aperti dalle nove del mattino per servizio bar. Questa soluzione va anche incontro, per esempio, alle esigenze di chi gioca a beach volley. Fino al 23 luglio, infatti, accanto al Basket Giovane la Scavolini volley ha organizzato un camp estivo per ragazzi, maschi e femmine, dai 6 ai 14 anni , quindi siamo lieti di collaborare con la società, mettendo a disposizione il nostro punto di ristoro e le sue strutture.

D. Una collaborazione importante…

R. Siamo disponibili a collaborare con chiunque ne abbia la necessità, per esempio con gli artisti che vogliono esporre le loro opere, infatti possiamo ospitare mostre nella nostra parte interna.

D. E attenzione per il pubblico di ogni età…

R. Sì. Siamo stati i primi a proporre una serata no-alcool la scorsa estate e lo rifaremo anche in questa stagione estiva. E' nostra intenzione sensibilizzare un po' tutti, i giovani in particolare, su questo problema.

D. Quali sono i vostri compiti specifici all'interno della società?

R. La società si basa sulla gestione precedente, con l'innesto di Giacomo che si occupa di programmare l'animazione, il lato artistico del locale. Io, ( Peppe, n.d.r.) porto avanti una linea di continuità, cercando, però, di cogliere l'opportunità di accontentare sempre di più i pesaresi. La gratificazione maggiore ci viene dalla bella risposta della città.

 

Rosalba Angiuli

 

E' ALDO RICCI IL DIRETTORE GENERALE DELL'AZIENDA OSPEDALIERA “OSPEDALI RIUNITI MARCHE NORD”

Formalizzata l'integrazione Pesaro-Fano, ritenuta dalla Regione Marche altamente qualificante


Il Dr. Aldo Ricci, nato a Fano nel 1952, è il Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera “Ospedali Riuniti Marche Nord”, nominato dalla Giunta della Regione Marche dal 17 giugno 2010. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Bologna, si è specializzato in Igiene, Medicina Preventiva e Medicina Legale ed ha conseguito il master in Economia Sanitaria. Dal 1985 al 1998 è stato vice direttore sanitario dell''Azienda Usl di Bologna; quindi, sino al 2002, direttore sanitario dell'Azienda Ospedale San Salvatore di Pesaro. Successivamente, per un anno, ha svolto attività presso il Dipartimento alla Persona e alla Comunità della Regione Marche, occupandosi di progetti collegati al riordino del S.S.R.. Poi, fino alla nomina attuale, è stato Direttore della Zona Territoriale n.3 di Fano, con funzioni anche di coordinatore dell'Area Vasta n.1 di Pesaro e coordinatore del gruppo di lavoro dell'integrazione funzionale dell'Ospedale di Fano e dell'Azienda Ospedaliera di Pesaro. Nell'ottobre 2007 è stato nominato, quale Coordinatore dell'Area Vasta n. 1, nel gruppo guida, al fine di predisporre uno schema di accordo per una gestione integrata e sperimentale tra l'Ospedale di Pesaro e l'Ospedale di Fano. Nel corso della sua attività professionale, ha svolto una qualificata attività didattica producendo numerose pubblicazioni.

R. Dr. Ricci, la sua recente nomina non è casuale.
R. Dal 2006 ho coordinato un gruppo di lavoro con il compito di analizzare la situazione demografica, sociale e soprattutto assistenziale, degli Ospedali di Pesaro e Fano, esaminando i dati oggettivi per capire i punti di forza e di debolezza del sistema. Dall'analisi è emerso che gli Ospedali spesso fornivano le stesse prestazioni e, nel contempo, erano carenti in determinate specialità, incrementando la mobilità passiva. Era necessario, quindi, avere un'Azienda Ospedaliera più efficiente. Così è stato dato il via a formalizzare l'integrazione Pesaro-Fano, ritenuta dalla Regione Marche altamente qualificante.

D. Dunque un passo importante.
R. Un grandissimo primo risultato esteso a tutta la provincia. Non ci si poteva dimenticare di Urbino e della rete territoriale, perché sarebbe stato un errore. L'Azienda Ospedaliera, infatti, nasce nell'ottica di una rete assistenziale. Per questo abbiamo formato tavoli di lavoro che abbiamo chiamato: “Dipartimenti di assistenza integrata”, coordinati ciascuno da un professionista di Pesaro o di Fano; abbiamo iniziato con otto e siamo arrivati a 18 organizzazioni dipartimentali, disciplinate da atti aziendali.

D. Cosa cambia per i cittadini?
R. Grazie a una grande sinergia dei professionisti ed ai percorsi clinici creati dagli stessi, i cittadini possono usufruire di prestazioni d'eccellenza a Pesaro o a Fano. Adesso non si lavora più su base spontaneistica, abbiamo fondamenta giuridiche e amministrative. Siamo diventati un Ente Ospedali che raggruppa: Pesaro centro, Muraglia, e il Santa Croce. Siamo in una fase di passaggio, c'è una gestione liquidatoria dell'ex azienda San Salvatore e del Santa Croce che si deve scorporare dalla zona 3.

D. Timori?
R. Non ci sono. I cittadini hanno i loro punti di riferimento, professionisti validi che voglio mettere in condizione di lavorare al meglio. Il fatto stesso che aumenta la massa critica, cioè il numero di individui che possono accedere alle strutture, è una qualificazione per loro. Quindi, occorre cominciare a partire da ciò che funziona. Intendo, naturalmente, dalle persone, perché senza di loro non si fa l'Azienda, le persone e i percorsi. A questo tengo molto. Nella mia esperienza di Fano, ho cercato di rendere trasparente tutto. Una donna scopre un nodulo al seno? Non deve girare, ha un numero verde al quale rivolgersi tempestivamente. Se c'è bisogno di operare lo si fa senza indugio. Lavoreremo da subito sui percorsi che dovranno essere conosciuti e fruibili senza tanti passaggi burocratici. Contemporaneamente, lavoreremo sulle criticità senza promettere miraggi, facendo in modo che si migliori quello che c'è.

D.Come sopperire alla mancanza di una geriatria a Pesaro?
R.L'assistenza all'anziano è importante. Pesaro necessita di una geriatria. Dobbiamo decidere se tenerla o meno nell'Azienda Ospedaliera. Anche in questo caso è necessario fare entrare il paziente in un percorso protetto. Per questo ci vogliono strutture. Qualcosa c'è, ma il numero è esiguo. A Pesaro c'è grande carenza. Non è possibile aspettare molto. E' un problema che la regione sta attualmente discutendo. E' un tema centrale. L'Ospedale dovrebbe rispondere alle problematiche dei giovani e degli adulti con patologie acute, quindi sarebbe bene se ci fosse la possibilità nel futuro di dare seguito a tale esigenza. Per questo è necessario riconvertire una struttura nel territorio che si occupi degli anziani.

D. Dunque?
R. E'' importante dare dei punti certi ai cittadini. E' il contrario di quello che si dice. Non si smantellerà la sanità se le istituzioni vorranno fare un nuovo ospedale. Importante è riuscire a parlare ai cittadini e alle nuove generazioni. Se ai cittadini lo si spiega, non c'è problema. Importante è l'umanizzazione, il poter lavorare sulle persone, il fatto che infermieri e medici ascoltino i parenti degli ammalati è positivo. Il rapporto degli operatori per me è fondamentale. Una grande Azienda Ospedaliera deve, non solo essere in grado di offrire un'alta qualità di prestazioni, ma anche cercare di dare sollievo alla sofferenza, soprattutto attraverso un rapporto umano con il malato e la sua famiglia.

D. Il San Salvatore necessita anche di un luogo più idoneo al raccoglimento in preghiera.
R. Quando sono arrivato qui, la cappella dell'Ospedale era sotto Ortopedia, poi sono stati fatti dei lavori e l'hanno spostata in un container. Torno dopo 8 anni e la ritrovo lì. Devo dare una soluzione a questo problema. Ho già incaricato l'ufficio tecnico di aggiornarmi sulla situazione. Come ho già detto all'Arcivescovo, sarà mia cura trovare al più presto una soluzione adatta.

D. Le auguriamo buon lavoro Dr. Ricci.
R. Sono dentro a questa progettualità da 5 anni, ed ho un'etica professionale da rispettare. Per Pesaro adesso si aprono grosse opportunità. Per chi abita qui, non doversi spostare è importante. Ormai non si deve cominciare da zero. Le idee ci sono, anche se purtroppo il contesto attuale è preoccupante. Non si può sbagliare nelle scelte dei primari e nelle scelte delle ristrutturazioni. Il Materno infantile, per esempio, è un settore sul quale voglio lavorare: la Pediatria, l'Ostetricia e Ginecologia è messa malissimo, abbiamo già i finanziamenti, faremo un percorso di umanizzazione, poi più tardi sarà attivata la fecondazione assistita.

Rosalba Angiuli

 

DJ Auerbach …30 anni dj

Ha 46 anni, ma non li dimostra affatto, ed una solida e considerevole carriera alle spalle ricca di continui successi che perdura nel tempo (ha festeggiato recentemente il suo trentennale nel 2009), tutta all'insegna della musica.

Parliamo del notissimo DJ Auerbach, pesarese, una vera passione per il vinile, un notevole talento, e tantissima esperienza, che però nasce artisticamente nel 1979, con due giradischi ed un piccolo mixer.

La passione per la musica da discoteca lo porta, infatti, a cominciare a mixare e a fare cassette audio per gli amici. Una di queste finisce nelle mani di Albertini, gestore di una discoteca, che lo mette subito alla prova. Così il suo primo ingaggio avviene a soli 15 anni, proprio nel 1979 , “Ero giovanissimo - ci ricorda quando lo incontriamo - e ho iniziato a lavorare all'Arianna la domenica pomeriggio.

Un pezzo che andava molto alla fine del '79 era Beat The Clock degli Sparks”. All'Arianna club di Fano rimane fino al 1983. Nel periodo successivo, dal 1984 al 1987, ecco l'approdo a Pesaro, al Kaos Dance Machine , locale "storico" per eccellenza, una discoteca con 2000 posti, situata su ben 2 piani, e considerata, allora, una delle più importanti della regione.

E' l'inizio della New Wave, che prende piede in Italia con alcuni gruppi ormai storici. Poi arriva il salto di qualità, alla consolle dell' Altro Mondo Studios a Rimini , sicuramente la discoteca più conosciuta all'estero in quel periodo, una scenografia con effetti laser, lo spettacolo dei Creatures, la cabina del DJ che si sollevava da sotto terra, tutto quasi come in un film di fantascienza.

“All' Altro Mondo Studios - aggiunge Auerbach - ho fatto ben 200 serate consecutive ed un particolare che ricordo con piacere è relativo ai giapponesi che mi fotografavano continuamente. Decisamente gli anni boom quelli”. Passa il tempo, ed ecco Auerbach diventare, dall'inizio del 1988 al 1997, DJ del People Club di Marotta, 9 anni consecutivi con 1200 serate e un bellissimo ricordo del suo grandissimo e compianto gestore Patrizio Casagrande . Dal 1997 al 2006 è DJ resident alla discoteca Colosseo, alla discoteca Miami in Ancona, al Baraonda , al Prince (nel privée) e al Byblos di Riccione. In seguito, nel 2007 - 2008 - 2009 fino ad aprile 2010, ecco Auerbach DJ resident alla Baia Imperiale (considerata da tutti il tempio delle discoteche d'Europa), dove suona prevalentemente musica house e commerciale, vista la giovane età dei frequentatori della Baia che vi giungono provenienti da tutte le parti d'Italia.

Ma non finisce qui, la carriera del DJ continua alla grande, permettendogli di aggiungere ancora tanti tasselli ad un curriculum di tutto rispetto. “La musica alla quale mi sento più legato - ci fa sapere - è quella dove i gruppi musicali pop, disco e funky facevano da padroni nei floor delle disco e la musica era fatta da veri strumenti. Ma mi sono sempre adattato alle nuove generazioni, grazie all'esperienza e all'aggiornamento”.

Una grande passione, dunque, quella del DJ, che predilige i dischi in vinile. “E' una mia fissa questa, li cerco ovunque, e non sono facili da reperire. Credo di essere rimasto uno dei pochi appassionati in mezzo a computer e lettori cd”. E sull'ambiente delle discoteche commenta: “E' decisamente migliorato, con il divieto di vendere alcolici ai minori e di fumare". Cosa aggiungere ancora? La carriera di Auerbach procede nei locali più cool con l'obiettivo di fare ballare e divertire ancora numerose generazioni e , quindi, festeggiare tanti altri anni di successi.

Per saperne di più in merito, basta andare in internet dove la sua presenza è considerevole. Sono, inoltre, possibili contatti e/o info, telefonando al cell: 333.3184733.

Rosalba Angiuli

 

NOVITA' IN LIBRERIA: UNA COME TANTE (MILENA MELANI)

Recensione del libro:

Dieci donne allo specchio, sguardi fugaci alle proprie figure, un particolare colto, uno che sfugge. Dietro, il riflesso sfocato di città e paesi diversi. Oltre, un destino che non è dato conoscere, tutto da intuire e fantasticare. Bastano pochi tratti a disegnare le curve di un corpo e di un'anima, i contorni nitidi e sicuri di Alice, Lilli, Arianna e le altre; sono rapidi schizzi quelli che Milena Melani appunta su queste pagine, appena il tempo per una stretta di mano tra il lettore e la protagonista di un racconto e poi via: un'altra storia, un altro spirito, un'altra emozione. Sì, dieci donne allo specchio, con i loro vanti e pudori, s'alternano sul palcoscenico della vita; sono brevi apparizioni, eppur sufficienti ad entrare empaticamente a contatto con ciascuna, scoprendo con sorpresa che, pur distanti nel tempo e nello spazio, un filo dorato le lega le une alle altre, raccogliendole in un piccolo universo in cui scoprirci una come tante.

Intervista all'autrice pesarese Milena Milazzo:

D. Milena, cosa puoi dirci di te?
R.Sono nata a Pesaro, mi sono laureata in Lingue alla “Bocconi” di Milano e ho insegnato al Liceo. Mi sono ritirata dall'insegnamento e mi sono dedicata al giornalismo e alla scrittura.

D. “Una come tante” è il tuo primo libro?
R. Sì, è il primo pubblicato anche se non il primo ad essere stato scritto: gli altri sono ancora nel cassetto.

D. Chi sono le dieci donne allo specchio?
R. In sintesi, sono creazioni della mia esperienza e della mia fantasia.

D. Una di queste donne sei tu?
R. Non esattamente, non potrei del tutto identificarmi in nessuna in particolare, né nelle prime otto donne né tanto meno nelle ultime due che appartengono al passato. E' vero però che i racconti sono stati ispirati dalle suggestioni e dai ricordi di un vissuto che copre almeno trent'anni, dal '60 al '90.

D. Come mai hai scelto lo pseudonimo di Milena Melani?

R. Quasi per gioco, come del resto hanno fatto e fanno molti autori. Ma non mi sono nascosta troppo, il cognome è l'anagramma del nome.

D. Hai trovato difficoltà nel pubblicare il tuo libro?
R. No, sono stata scelta in una selezione di narrativa, e dopo tutto è proseguito in modo semplice.

D. Quali sono i tuoi progetti futuri?
R. Ho un dubbio amletico: pubblicare ancora oppure no?

Rosalba Angiuli

 

DONG YAN DIVENTA WOK SUN


Da giugno 2010 DONG YAN è diventato il vero ed originale ristorante WOK SUN. A Pesaro in via Giolitti 132, tel. 0721-455396, in una caratteristica ed accogliente location, con la scelta di sedersi nella sala interna o all'esterno, è possibile, infatti, gustare piatti già pronti e piatti cucinati al momento da tre chef, direttamente davanti alla clientela, nonché usufruire anche del servizio da asporto. Il prezzo, su un menù composto da ben sessanta diverse portate, è decisamente contenuto. Ne parliamo con il proprietario.


D. Da quanto tempo svolge la sua attività in Italia?
R. Sono in Italia dal 1986. Ho lavorato nella ristorazione prima a Rimini poi, dal 1996, a Pesaro. Qui mi trovo bene, ho un'ampia clientela, prevalentemente pesarese, ma non mancano i turisti, specialmente italiani.

D. Cosa si può gustare nel suo ristorante?
R. Il mio locale, recentemente rinnovato, ma sempre di mia proprietà, offre un grande buffet con almeno sessanta piatti, sia già pronti che da cucinare a vista dai nostri chef.

D. La cucina è tipicamente cinese?
R. Ormai si può dire che la nostra è una cucina del mondo. Una cucina fusion, un purpurrì di generi, che unisce piatti di origine cinese, thai, ma anche giapponese e non solo. Grazie ai nostri cuochi, “sushi-men” specializzati, offriamo un'ampia possibilità di scelta. Il ristorante è self service e si può optare tra piatti pronti o da preparare al momento.

D. Come sono i costi?
R. Molto contenuti. Si può pranzare con 8,80 euro e cenare con 12,90 euro (le bevande sono escluse). Per i bambini, fino a 120 centimetri di altezza, il prezzo previsto è di 5,50 (sempre con bevande escluse). E' possibile gustare di tutto, dall'antipasto al dolce, dalla carne al pesce, senza limiti di quantità.

D. Per concludere?
R. Ritengo di grande importanza che chi viene da noi rimanga soddisfatto, per l'opportunità di scegliere e mangiare quello che vuole. Dalla carne al pesce, i cibi sono freschi e di ottima qualità. Quella dei ristoranti etnici non è più una moda. Se lo fosse, la gente sarebbe qui solo per curiosità e una volta. Invece la nostra è una clientela abituale in grado di apprezzare quanto offriamo.

Rosalba Angiuli

 

VIAGGIARE CHE PASSIONE


“Sotto una novità pungente...le persone di sempre” è questo il curioso slogan proposto da Cactus Viaggi, l'Agenzia di Viaggi sita, dalla fine del novembre 2009, in via Bramante 39, a Pesaro.


D. Ma chi è Cactus Viaggi?
R. “Cactus Viaggi è un marchio di Pinguino Tour Operator, una realtà storica ed affermata, nata dall'esperienza e dalla passione di una squadra che conta ormai più di trenta collaboratori.
Da sempre attenta alle tendenze del mercato, Cactus Viaggi è in grado di proporre, nel corso dell'anno, una vastissima gamma di opportunità di vacanza. In concomitanza di Natale, di Capodanno, dell'Epifania, dei mesi estivi e dei ponti primaverili e invernali, possiamo offrire alla nostra clientela migliaia di posti prenotati alle migliori condizioni e nelle località più accattivanti".
A rispondere è l'Amministratore Unico Stefano Orazi.
“Il messaggio che vogliamo far passare è che, anche se abbiamo un nuovo marchio, la gente ci conosce già . Siamo noi gli ideatori e produttori dello storico catalogo Pinguino, che ho sempre seguito e prodotto personalmente e che, adesso, viene pubblicato con il marchio Cactus Viaggi”.

D. Cactus Viaggi, nonostante la nuova location, si propone con un bagaglio a dir poco 25ennale. Qual è la sua marcia in più?
R. “Sicuramente la possibilità di offrire i propri prodotti, sia a livello nazionale che internazionale, non solo direttamente da catalogo, ma mediante una agenzia aperta al pubblico e facilmente fruibile, offrendo uno sconto del 10%”.

D. Chi opera in agenzia oltre a lei?
R. “Oltre a me, ci sono con incarichi diversi: Chiara Serbelloni , con la sua grande esperienza è l'addetta alle vendite dell'agenzia, Gianfrancesco Molari, l'ideatore e programmatore dei nostri cataloghi, Matteo Orazi, promotore tour operator, Angela De Pace, che segue i gruppi privati e gli eventi e Flora Polidori, che si occupa della contabilità generale. Inoltre, siamo coadiuvati da uno staff di accompagnatori, circa 25, ogni anno accuratamente formati”.

D. La figura dell'accompagnatore non è marginale….
R. “Gli accompagnatori sono molto importanti. Devono essere divertenti, disponibili, preparati e a disposizione del cliente. Per questo chi preferisce una vacanza senza pensare a nulla, può scegliere uno dei nostri viaggi di gruppo. I nostri accompagnatori sono esperti, vengono scelti dopo accurate selezioni e sono sempre attenti alle esigenze del cliente. A loro ci si può rivolgere per avere informazioni sulle attività, le escursioni e gli intrattenimenti serali, per risolvere eventuali problemi, per rendere la vacanza il più piacevole e rilassante possibile”. “ Inoltre gli accompagnatori - continua Stefano Orazi - devono essere anche un po' psicologi. Io ho svolto questa mansione dal 1984 al 2002 e ho guadagnato la stima delle persone, al punto tale che molti partecipavano ai viaggi di gruppo solo se c'ero io”.
“La stessa cosa è capitata anche a me quando accompagnavo i viaggi in montagna" - aggiunge Chiara Serbelloni.

D. Ed in merito ai punti di forza di Cactus Viaggi?
R. “Sono molteplici - risponde Stefano Orazi - la Sardegna, ad esempio, con Alghero, nel prestigioso hotel a cinque stelle Carlos V, inaugurato nel 2008. La Croazia, con viaggio in catamarano che parte dal porto di Pesaro e da Ancona , l'Oktoberfest di Monaco di Baviera con un migliaio di posti letto a disposizione, novità 2010 la Festa della birra di Stoccarda “Cannstatter Volkfest”, un catalogo dedicato ai soggiorni in centri benessere in Italia, Austria, Slovenia, Croazia, Ungheria. Questi, ovviamente, sono solo assaggi di quanto offre l'agenzia”.

D. Quali sono altre mete?
R. “La Montagna, estiva ed invernale, rappresenta il nostro fiore all'occhiello, con la scelta di destinazioni tra le più esclusive ed eleganti d'Europa, quali: Corvara, Cortina d'Ampezzo, Bormio, Madonna di Campiglio, Alleghe, San Martino di Castrozza, Innsbruck, Bad Hofgastein, Crans-Montana, St. Anton, Kitzbühel. Al momento della scelta della località di vacanza, offriamo la possibilità di tagliare su misura il viaggio, con lezioni di sci individuali o collettive, grazie alla collaborazione di maestri delle migliori scuole, la possibilità di prenotare ski-pass personalizzati, escursioni per non sciatori nei punti di maggior interesse, serate coinvolgenti nelle più suggestive baite di montagna”.

D. Oltre alla montagna… il mare....
R. “Certamente - aggiunge Gianfrancesco Molari - durante i mesi estivi, abbiamo la programmazione Mare Estate. Nelle più belle spiagge del Mediterraneo e con particolare attenzione dedicata alla Sardegna, alla Corsica e alla Croazia".

D. Per chi volesse variare?
R. "Per chi volesse variare - prosegue Chiara Serbelloni - una vastissima richiesta per il settore crociere, sia per itinerari di relax al mare in Grecia e Spagna, sia per chi desidera mete più itineranti come Nord Europa, Turchia, Egitto classico. Le capitali europee sono una valida alternativa alla gita fuori porta, Londra, Parigi, Valencia, Lisbona. I viaggi di nozze sono ormai un fiore all'occhiello, con liste nozze sempre più richieste. Mentre quest'estate…Formentera, Sharm, Cuba, Seychelles al comando, ma anche il bellissimo mare Italia con Sicilia e Sardegna”.

D. Inoltre?
R. “Il sempre maggiore interesse legato agli eventi ci ha permesso di ampliare l'offerta di viaggi in occasioni di mostre e spettacoli. Pittura, scultura, concerti, balletti, rappresentazioni teatrali, musical ecc. sono divenuti sempre più un'importante occasione di crescita.

D. Per concludere?
R. “Riepilogando, la competenza acquisita nel settore, la scelta di località tra le più prestigiose a costi molto competitivi, la conoscenza approfondita delle destinazioni proposte e l'assistenza qualificata del nostro personale in tutti i viaggi, si rivelano l'arma vincente di Cactus Viaggi”

Rosalba Angiuli

 

INTERVISTA A "OLLI" DEL LIND'O

Giampiero Olivieri, “Olli”, è il titolare di “LIND'O RISTORO”, un noto locale pesarese ubicato in via del Carso 33.

D. Quando è nato “LIND'O RISTORO”?
R. Abbiamo aperto “LIND'O RISTORO” nel novembre del 94, quando ancora i locali che sviluppassero un discorso di intrattenimento e di ristorazione, puntando sulla qualità, non esistevano a Pesaro. Sul territorio erano presenti solo delle vecchie tradizioni e per trovare qualcosa di nuovo bisognava andare a Riccione, Rimini o scendere giù fino ad Ancona o San Benedetto. Attualmente, sviluppiamo una proposta di ristorazione con antipasti, primi piatti, secondi e pizzeria. “LIND'O RISTORO” è aperto dal martedì alla domenica in orario serale, dalle 18 in poi, è chiuso il lunedì. Per quanto mi riguarda, ho ripreso la gestione due anni fa, nel frattempo ho aperto “Il Sorpasso” vicino a Fiorenzuola di Focara.

D. Dicevi, dunque, intrattenimento e ristorazione…
R. Si, senza tralasciare ricevimenti o matrimoni, come abbiamo fatto l'anno scorso, oppure buffet di aperitivi, feste e compleanni.

D. Obiettivi di “LIND'O RISTORO”?

R. Miscelare i cinque sensi in un posto unico. Il gusto variegato è affidato a Matteo Del Bianco e la pizza ad Andrea Mattioli. L'udito è allietato da un sottofondo musicale poliedrico e non invadente che propone più generi, dal new jazz al raggae, al lounge, alla bossanova. Per quanto mi riguarda, infatti, sono innamorato della musica e mi piace fare condividere proposte non invasive che permettono alle persone di soffermarsi a parlare. Inizialmente ho aperto questo locale come discobar, poi crescendo ho sentito la necessità di un luogo dove ci si potesse conoscere, chiacchierare. Purtroppo, però, adesso si ha la tendenza a isolarsi in casa, a fermarsi sul pc, forse per evitare di conoscersi, la società è più sola e chiusa in se stessa.

D. Tu invece vuoi riproporre…
R. un punto di incontro per le persone, il piacere di stare assieme, di venire qui per fare due chiacchiere, proprio per conoscersi, per cominciare a frequentarsi. La cosa che mi inorgoglisce di questo posto è quando la gente arriva e mi dice: “dal 94 questo è ancora il più bel locale di Pesaro”. Oppure: “qui mi sono incontrato con la mia nuova moglie”, “qui ho conosciuto la donna della mia vita”. Sicuramente tutto questo è molto meglio delle chat. Anche se nel locale c'è la possibilità di collegarsi ad internet.

D. Tornando ai cinque sensi?
La vista è sollecitata dall'ambiente ideato da Roberto Garbugli e rivisto dall'artista reggiano Alessandro Ligabue. In un mix di design, arte del recupero e nuove idee, è possibile mangiare, bere ottimo vino o semplicemente deliziarsi con uno dei tanti cocktails, sentendosi appagati e piacevolmente coinvolti in un ambiente fuori dai canoni dei classici locali. L'olfatto è sollecitato dalla varietà dei vini provenienti da ogni regione italiana, peculiari del locale e serviti ciclicamente anche al calice con un ottimo rapporto qualità prezzo. Il tatto è il piacere della clientela.

D. Per quanto riguarda le serate?
R. Non faccio serate a tema, perché sono invasive e potrebbero obbligare le persone a sentire qualcosa che non interessa. Ogni tanto viene presentata una nuova azienda di vino di produzione locale. Però, nel periodo di Carnevale proponiamo la serata del 13 febbraio: “notte di San Valentino", con noi vestiti da Cupido, e quella del 16 febbraio serata "m'illumino di meno" e "pigiama party"un sabato e un martedì tutto da ridere!!! Il LIND'O l'anno scorso è stato il quarto locale in classifica fra quelli che si sono abinati al discorso di Cartepillar con "m'illumino di meno".

D. Cosa aggiungere?
R. Quello che noto io è che la gente vuole riempirsi e saziarsi spendendo poco. Noi cerchiamo di mantenere un rapporto qualità prezzo.

Rosalba Angiuli

 

INTERVISTA A LUIGI CARBONI

Luigi Carboni nasce a Pesaro nel 1957 dove vive e lavora. L'artista nelle sue opere riprende il discorso postmoderno sul valore della decorazione, interpretandolo e rielaborandolo in modo originale, rendendolo complesso, problematico e inquietante. Carboni conduce una ricerca sugli elementi decorativi, configurazioni mutevoli della materia e della sua pelle, come distrazioni dall'insostenibile nudità della forma, trasfigurandola attraverso le fibrillazioni, le imperfezioni e le ombre, in un intreccio di pieni e di vuoti che può suscitare emozioni tattili e visive. Carboni ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive in Italia e all'estero.

D. Come sviluppa il suo concetto di bellezza?
R. Condivido l'esigenza di una pittura di qualità, sicura dei propri mezzi, con una rinnovata attenzione per la bellezza che è stata sempre uno dei motivi fondamentali dell'arte. La mia pittura non toglie, non ricerca la sterilizzazione dell'opera, non opta per la strategia della sparizione, anzi da libero sfogo al segno-disegno, al colore e al decoro. La decorazione coincide, nel suo senso originario, con il bello. Se il segno, come decoro, occupa in modo temerario il linguaggio nell'esercizio del dipingere, contemporaneamente il problema di un'ultima decorazione torna a ridare un senso di permanenza e di sacralità all'opera, scoprendo l'equivoco sulla decorazione stessa: “il decoro è un argomento del reale, forse il segno più spirituale che esiste”. La pittura, quindi, dopo un centinaio d'anni, si può aprire nuovamente alla dimensione irresistibile delle sensazioni inattese del bello, partecipando pienamente alla riabilitazione di un'arte legata alla seduzione e non violenta nei confronti del proprio stile, riqualificando sobriamente il suo spirito aristocratico nel senso dell'“inutile”, uscendo dai moralismi della trasgressione e rompendo con la noia dell'accademia dei mass-media.

D. Il passato è importante per lei?
R. La cultura attuale non ha motivo di rinnegare il passato; al contrario, offre una possibilità di riscoperta in contrasto con il pericolo di ripetere. Il pittore deve attraversare la tradizione, come un nuotatore attraversa un fiume. La pratica pittorica parte dalla superficie, per accedere a ciò che sta dietro, mescolando aspetti del passato e del presente e facendoli diventare testimonianza del vero: cosa ben fatta, grazia, impudenza, eleganza. Così l'opera si riveste di un ordine classico, dell'ideale della perfezione. Ho intrapreso un'azione, individuando un percorso collinare, un viaggio dove le categorie del passato e del presente non sono divise, ma in stato di equilibrio.

D. Come si esprime l'arte oggi? Segue dei canoni?
R. No, assolutamente. Non vi è uno stile consistente, un modo dominante di osservare l'arte, anzi le posizioni sono diventate multiple, iperattive e simultanee. Osservando i miei dipinti, a seconda delle varie ipotesi o modelli estetici, potrebbero essere identificati come astratti, decorativi o naturalistici. La pittura contemporanea reclama una flessibilità: tra astratto e figurativo, realtà e immaginario tecnologico, forma e finzione, naturale e artificiale; tra superficie “decorativa” e profondità “costruttiva”. Sta costruendo, cioè, una dialettica tra entità opposte, un'unione di contrari che convivono nella loro diversità con tutte le incertezze e le difficoltà. Una pittura di doppi fondi, di ambiguità espressiva, di contraddizione interna, dove classicità e sperimentazione sono il paradosso di una dialettica reciproca e simultanea interna all'opera, attraversata dal senso dell'interrogazione nella rinuncia ad ogni dichiarazione di metodo. È il risultato di un'urgenza; l'urgenza di una società che non pensa più a lungo termine, ma che risolve i problemi di volta in volta.

D. Cosa favorisce i cicli tematici?
R. I cicli tematici scaturiscono sempre dalla volontà di andare verso un'altra modalità pittorica, di trovare un nuovo punto di equilibrio dove l'opera non si snoda in un processo lineare, ma piuttosto interagisce continuamente con il proprio passato. Spesso nell'esperienza del viaggio la distanza geografica ne suggeriva un'estetica: dai segni arabeschi, a quelli dei caratteri a stampa, dai cerchi concentrici ai decori floreali, dagli ori e argenti alle opere annegate nel bianco e nel nero, dalla poetica del giardino alle recenti mappe geografiche. Le suggestioni della dimensione orientale, conosciute nei numerosi viaggi, riqualificano il sentimento della pittura. L'estremo oriente non è servito a suggerire travestimenti, ma ad orientarsi all'interno delle fondamentali esperienze estetiche“occidentali”. Il viaggiare, l'andare ad oriente, non è altro che mantenere le promesse, con tutto il linguaggio, con tutto l'ascolto, con tutto il gesto di un artista occidentale

D. Cosa rappresenta per lei l'arte?
R. L'arte è uno stato di necessità, un problema di gerarchie e di urgenze. È il tempo tra l'inizio e la fine, l'equilibrio fra i pieni e i vuoti: “il cervello non produce solo il pensiero, ma anche la forma”. L'opera è un momento introspettivo necessariamente romantico; alla fine resta l'immagine, sottile e lirica, eterna attrazione: desiderio senza orgasmo. Un artista fa l'“artista” per proteggere una posizione, per indicare un modo di osservare. L'arte è uno stato di necessità, un problema di gerarchie e di urgenze. È il tempo tra l'inizio e la fine, l'equilibrio fra i pieni e i vuoti. Il mio modo, leggermente provocatorio e sovversivo, di guardare l'arte attraverso l'idea della bellezza, nello splendore del “decoro”, è il tentativo di conferire spessore pittorico e significato alla decorazione, unico residuo di quella testimonianza che un tempo la rendeva atta ad irradiare sovranità. L'urgenza di rendere visibile l'opera è l'unico stimolo che giustifica l'andare in studio e passarvi tante ore tutti i giorni. Nessuna fase del mio lavoro è delegabile, quindi, non ho assistenti. L'attitudine riflessiva e l'intenzionalità progettuale sono dettate da una leggera necessità di riordinare il mondo. Scelgo un programma per ogni dipinto, ma l'esito risulta una sorpresa, che sono costretto ad accettare. L'opera mi liquida sempre con un sorriso

D. Puo' parlarci della mostra che realizzerà per il Centro Arti Visive Pescheria il 14 marzo curata dal direttore Ludovico Pratesi?
R. Il progetto Pescheria è costituito da 7 grandi dipinti di cm 250x250 cadauno monocromi e 10 sculture, tutta la mostra è stata orchestrata in una narrazione d'insieme, dove la cornice letterale e metaforica segna il labile confine tra la realtà e l'immagine artefatta, trasformando l'opera in uno spazio architettonico chiuso, dal fascino decorativo. Il suo titolo “In assenza di prove” è la traccia poetica su cui è costruita l'intera esposizione. Nei dipinti e nelle sculture, classicità e sperimentazione sono il paradosso di una dialettica reciproca e simultanea, attraversata dal senso dell'interrogazione nella rinuncia a ogni dichiarazione di metodo. Le opere definiscono il racconto: piccoli inganni velati o svelati, incontri in parte visibili in parte solo suggeriti, danno vita a un flusso narrativo che racconta tragedie minori. Tragedie che sono racchiuse nella storia personale di ciascun individuo, reclamando una continuità di visione che fruga e strappa le radici della banale quotidianità, esprimendo come sculture oggetti nudi e come pitture dipinti annegati nel colore del monocromo, ricercando una bellezza effimera dove il piacere erotico visivo può trasformarsi in qualsiasi momento in abuso e dove l'oggetto più silenzioso può diventare molesto senza che ne capiamo il perché.

Rosalba Angiuli

 

INTERVISTA AL PILOTA PESARESE GIACOMO LUCCHETTI

D. Giacomo Lucchetti, ti abbiamo visto per due sabati consecutivi fare bella mostra di te con tanto di moto all'Iper Rossini, circondato da tanto pubblico.

R. Sì. C'erano molte persone, erano lì a fare la spesa e si sono soffermate incuriosite, quindi è stata una promozione  molto bella anche per i nostri loghi e i nostri sponsor.

D. Programmi per il 2010?

R. Riguarderanno la partecipazione ad una nuova classe, non più la 250 Gran Premio, ma la classe Superbike. Il team è ancora in via di definizione. Al momento stiamo portando a termine tutte le pratiche burocratiche necessarie, a livello di badget e a livello di sponsor e, entro la fine del mese, avremo la conferma se la cosa sarà fattibile o meno; però il programma è quello di passare finalmente alla categoria Superbike, la moto potrebbe essere o Ducati o Aprilia, dipende dal team con cui andremo a lavorare.

D. Quindi è ancora tutto da definire…

R. E' tutto da definire, ma avverrà entro la fine di febbraio, perchè poi scatterà la corsa al campionato, quindi dobbiamo portare a termine questo progetto senza meno. Mi ritengo fortunato perché gli sponsor stanno continuando a starmi vicino. E' chiaro che in questo momento siamo alla ricerca di nuove aziende per riuscire a completare il badget; purtroppo, infatti, gli investimenti per correre nella Superbike sono di tre volte superiori dei precedenti.

D. Cosa puoi dirci in merito allo scorso anno?

R. In pratica non siamo stati fortunatissimi, perché proprio nell'ultima gara in cui ero in testa con cinque secondi di vantaggio a Misano, a quattro giri dalla fine, la pompa della benzina ha smesso di inviare il carburante e abbiamo triturato un motore. Mi sono dovuto fermare e ha vinto chi non doveva vincere, portandoci via il campionato. Anche se mi sono riconfermato ancora vice-campione italiano la cosa ancora brucia sempre, perché è stata una gara gettata via.

D. Comunque un titolo di vice-campione italiano non è male…

R. Insomma….ci siamo andati vicini, dopo il titolo di vice-campione europeo del 2008. Anche qui si era verificato un problema assurdo: al primo giro un pilota mi era venuto addosso e mi aveva sfondato la gomma posteriore. Avevo fatto in pratica 12 dei 14 giri sulla ruota bucata, poi alla fine il campionato europeo è andato perso. Però questa cosa del 2009 brucia di più, perché abbiamo perso il titolo in casa, davanti a tutti gli sponsor  che vengono a vedere il nostro potenziale. Ma alla fine è andata bene ugualmente.

D. Come mai la decisione di passare alla Superbike?

R. Perché nel mondiale la 250 è stata abolita, rimane il Trofeo Italia che sembra un bel trofeo, ma non ha sbocchi nel futuro e quindi la categoria più interessante per eccellenza è la Superbike. Il campionato italiano si svolgerà in sette prove su circuiti molto prestigiosi; si parla di 3 gare al Mugello, una a Misano, una a Monza, una a Imola e una a Vallelunga; addirittura al Mugello si correranno 2 gare in un solo fine settimana  e, in pratica, la cosa interessante e  che il campionato è trasmesso in diretta con tutte le gare per sei ore sul canale 237 di Skay

D. Quindi sarà possibile vederti…

R. Sì e in diretta. Non sono sicuro per quanto riguarda le prove, ma hanno cominciato dall'anno scorso. Il campionato è una formula molto interessante, da certa visibilità agli sponsor e in più è un trampolino per andare comunque avanti, cosa che prima succedeva meno. Poi, ci sono sette gare su circuiti italiani facili da raggiungere e ben organizzati e che offrono un certo servizio all'interno e all'esterno delle gare. La visibilità dell'Iper esce un po' dallo standard, perché mostra che si lavora bene durante tutto l'anno, non è una cosa che si limita solo alle gare, ti fai vedere. Infatti sono capitati diversi sponsor e sono rimasti contenti, abbiamo esposto la moto, c'era molto pubblico, i bambini curiosi. E' stata una cosina bellina, promozionale che ripeteremo anche all'Iper Rubicone fra un paio di settimane e al Multiplex Giometti a Pesaro Quindi la moto gira, i marchi girano ed è un incentivo per farsi pubblicità.

D. L'età media dei piloti?

R. Circa 28-30 anni, quindi io sono nella media. Si tratta di una categoria con piloti che hanno una certa esperienza, una carriera alle spalle, è interessante a livello commerciale, le case che partecipano ci sono tutte: Yamaha, Suzuki, Ducati, Honda, Aprilia, forse anche la BMW , insomma categorie molto interessanti a livello sportivo e commerciale

D. Giacomo, cosa farai grande?

R. Quello che faccio adesso…

D. Il tuo impegno con la lega antivivisezione?

R. Finch'è potrò, la promozione per la lega antivivisezione ci sarà sempre. Finchè ci sarò io, ci sarà anche quella e quindi andrà avanti anche quest'anno, ci credo in maniera spropositata, perché sono animalista convinto e attivo.

Rosalba Angiuli

 

INTERVISTA A MARCO ROMBOLINI: UN PESARESE D'ADOZIONE IMPRENDITORE IN BRASILE


D. Marco, dove sei nato e che rapporti hai con Pesaro?

R. Sono nato in Abruzzo, mio padre è di Fermignano e mia madre di Roma. Sono venuto ad abitare a Pesaro all'età di 12 anni e sono rimasto in questa città fino a 25 anni.

D. Che studi hai portato a termine?
R. Ho frequentato l'ISEF presso l'Università di Urbino. Finiti gli studi mi sono reso conto che non mi attraeva l'offerta lavorativa del momento e mi sono recato in Svizzera dove ho frequentato la Prima Scuola di Shiatsu, dal 1990 al 1995, facendo uno stage di un mese all'anno. Ho frequentato anche una scuola di osteopatia cranio-sacrale in India. In seguito ho aperto uno studio a Pesaro, dove ho praticato professionalmente per un certo periodo, per poi lasciare perdere tutto. Tra l'altro sono stato anche uno dei primissimi atleti di triathlon nella squadra di Luciano Forlani, ho praticato nuoto, beach volley e corsa.

D. In quegli anni come ti sei mosso a Pesaro oltre a portare avanti la tua attività di terapeuta?

R. Ho organizzato nel 1995 un festival di 5 giorni al Parco della Pace intitolato “Estatica”, dove si sono alternate diverse discipline tra musica, arte e meditazione. Il festival era aperto dal mattino alla sera, ospitava due concerti al giorno di gruppi musicali sia pesaresi che non. Oltre ai concerti, le giornate prevedevano arte e conferenze nelle quali si parlava di shiatsu, omeopatia, meditazione.

D. Poi dopo un passato di studi e di viaggi all'estero?

R. Ho aperto “Villa Oltre” a Mombaroccio”, un casale ristrutturato del 1400, circondato da un parco secolare con vista sul mare. Si è trattato di uno dei primi Bed & Breakfast delle Marche, in un suggestivo appartamento storico, situato in un territorio naturale pressoché intatto nel rispetto delle tradizioni. Ho poi venduto “Villa Oltre” dopo quattro anni.

D. La tua vita è stata segnata da diverse tappe, hai viaggiato molto, hai veicolato una certa cultura, un modo di vedere alternativo, e dopo il periodo di “Villa Oltre”?

R. Ho cercato un luogo nuovo dove poter sintetizzare conoscenze, esperienze, professionalità, mixare un qualcosa di già noto, un foglio bianco dal quale ricominciare. Io sono un iniziatore, volevo fare una mia sintesi per un nuovo inizio.

D. Così?
R. Ho seguito il mio istinto e sono andato in Brasile, senza seguire la via del turismo. Io detesto il turismo. Il turista si reca in una località, ne ruba l'essenza, poi fugge. Io non sono per quel tipo di movimento, ma mi compenetro con la natura, con la cultura, con le tradizioni. In Brasile, dopo breve tempo, ho trovato il luogo ideale per poter mettere in atto i miei propositi. Ho viaggiato prima lungo la costa e poi mi sono fermato in un posto meraviglioso, a 240 km da Brasilia.

D. Come si chiama quel luogo?
R. Alto Paraíso, un vero e proprio santuario ecologico, dalla natura esuberante, con fiumi, cascate, canyon, vallate e punti panoramici che predispongono ad emozioni interiori intense Il villaggio conta circa 15.000 abitanti, è situato nello Stato di Goiàs, tra gli altipiani del Planalto Central, con altitudine dai 500 ai 1700 metri circa. L'area è particolarmente ricca di bellezze naturali, tra le quali il Parco Nazionale Chapada dos Veadeiros, indicato dall'Unesco come "riserva della biosfera mondiale".

D. Cosa ti ha colpito di più di Alto Paraiso?
R. La gente del luogo e coloro che hanno deciso di viverci. Infatti sono molti coloro che vi sono rimasti a vivere, attratti dall'energia che il luogo emana. In questo posto fantastico, posizionato nella zona più elevata del Brasile centrale, a causa della vicinanza a un cielo particolarmente luminoso, grazie a una quantità incredibile di stelle sembra di essere a contatto con l'universo. L'energia cosmica che si respira sembra sia dovuta alla massiccia quantità di cristalli di quarzo che affiorano in tutta l'area. Da una relazione della Nasa di qualche anno fa risulta infatti che la zona, vista dall'orbita terrestre, sia la più luminosa del nostro pianeta. Anche Alto Paradiso sembra sia stata costruita su di un'enorme placca di cristallo, e poi è proprio qui che passa il parallelo 14, quello della leggendaria Machu-Picchu peruviana.

D. Dicevi che Alto Paraiso è vicino a Brasilia…

R. Sì, nonostante la sua ubicazione il posto è vicino a Brasilia la capitale del Brasile, edificata e designata recentemente, essendo stata costruita tra il 1956 ed il 1960, quindi non è fuori dal mondo. Nel villaggio arriva la linea ADSL ed il governo 3 anni fa ha deciso di aprire al turismo ecologico, dotandolo di un aeroporto e di un'università ad indirizzo naturalistico. Il villaggio è in forte espansione turistica pur mantenendo una forte cultura ecocompatibile, naturale, profonda.

D. Alto Paraiso è un luogo ideale per viverci?

R. Sì, è il posto che cercavo. Mi sono fermato qui due anni e mezzo fa e ho comperato una fazenda, una grande azienda agricola di 30 ettari , confinante con Loquinhas, un posto bellissimo con 7 cascate e 7 laghetti con un acqua incredibile. Nella fazenda ho piantato 16'000 alberi, di cui il 40% sono alberi da taglio, quali mogano, acacia, eucalipto e il restante 60% alberi da frutta. Ho aperto una società, informando gente che conoscevo prima e che è venuta qui, e per il futuro stanno arrivando dall'Italia altre persone provenienti dal Veneto, da Rimini, da Roma.

D. Dunque hai dato anche lavoro a persone del posto?
R. Sì. Ho ingaggiato una squadra di 20 capofamiglia e ho instaurato con loro un rapporto umano, ho preso il piccone insieme a loro. Ho fatto capire che quello che abbiamo intrapreso è importante per la salvaguardia del luogo. Per quanto riguarda gli alberi da frutta non ho importato i semi dall'estero, ma li ho fatti raccogliere sul posto per il loro riutilizzo. Insieme ai locali e ai nuovi arrivati ho intrapreso una politica imprenditoriale, dando un contributo alla natura, riequilibrandola e nel contempo offrendo lavoro a tutti. In questo modo ho fatto i miei investimenti con una certa etica, conoscendo il posto e radicandomi con i suoi abitanti.

D. Un esempio da seguire il tuo?
R. Certo, attualmente sono in Italia per trovare altri soci. Mi rivolgo a coloro che sono interessati alla mia attività proponendo loro di venire prima nella mia fazenda a vedere il posto, il tipo di lavoro, poi lasciandoli liberi di decidere se aderire o meno al mio progetto.

D. Sono molte le persone interessate a quanto proponi?
R. La risposta è grande. C'è chi cerca nuove opportunità, Molti vogliono un nuovo inizio in un nuovo posto che offra loro una sensazione di crescita, permettendo di portare la loro professionalità.

D. Ed il Brasile è la risposta giusta?
R. Il Brasile è un posto ideale. Il Brasile mi ha affascinato, qui va tutto bene, ci si adatta agli avvenimenti, le condizioni climatiche sono ideali, non ci sono uragani, terremoti, guerre. Il Brasile ha una cultura morbida, adattevole, solare.

Rosalba Angiuli

 

MODA CHE PASSIONE: INTERVISTA A FEDRO GAUDENZI



Fedro Gaudenzi è un giovanissimo stilista 21enne, con già alle spalle un curriculum di tutto rispetto. Nato a Cattolica, il 3 maggio 1988, ha vissuto a Pesaro con la famiglia, per poi proiettarsi a Londra.

D. Quando è nato il tuo interesse per la moda?
R. Quando ero bambino. Andavo sempre a casa di mia zia perché attratto dalla sua macchina da cucire. Mi piaceva usarla per modificare dei jeans. Per me cucire ed indossare abiti inusuali per la mia età era una vera passione. Dai sei ai nove anni possedevo già dei completi da uomo, pantaloni lunghi, giacca, camicia e cravatta, e li indossavo per andare a scuola. Sì, proprio così, andavo alle elementari con la 24 ore e il mocassino e questo mi divertiva molto.

D. Avevi il sostegno della mamma…
R. Mia madre mi ha sempre appoggiato in questo mio vezzo. Ogni periodo cambiavo idea in fatto di abbigliamento. Dai 9 agli 11 anni mi sono innamorato delle gonne. Mi affascinavano per la loro comodità, ma soprattutto perché “facevano il giro” come dicevo io. Infatti, preferivo quelle plissettate. Inizialmente le indossavo a casa, poi ci sono andato a scuola. Erano di velluto o di altri tessuti. Lo strano è che pur vestito così, non sono stato mai preso in giro da nessuno. Ho sempre avuto molto amici con i quali mi sono trovato bene, e per loro era normale vedermi arrivare con i mocassini, i calzetti e la gonna.

D. Dunque tua zia ti ha contagiato con la voglia di cucire…
R. Sì, ma non è stata la sola. Ho preso l'ago in mano per la prima volta a 11 anni. Il merito va' anche a una mia vicina di casa che studiava ricamo. Vedendo lei, la imitavo e facevo ricami mostruosi. Poi la mia passione si è evoluta, ho iniziato a usare la famosa macchina da cucire della zia, e verso i 13 anni ne ho posseduta una tutta mia.

D. Intanto crescevi. Elementari, medie…poi?
R. Finite le medie al Conservatorio, facevo clarinetto, volevo studiare moda all'Istituto d'Arte Mengaroni di Pesaro. Ma mio padre non era molto dell'idea e, dal settembre 2002 al giugno 2004, ho frequentato ad Urbino la Scuola del Libro, dove però non c'era l'indirizzo moda, e così ho fatto per due anni orientamento, ho imparato a disegnare, ho fatto restauro del libro, xerigrafia, litografia, grafica pubblicitaria.

D. E la tua passione?
R. Dopo due anni non era passata. Ho insistito per andare a scuola al Mengaroni e mio padre ha ceduto. Ho fatto il terzo anno a Pesaro, dal settembre 2004 al giugno 2005. In realtà, però, non è andato benissimo Mi ha aiutato molto la mia insegnante di moda Serafina Baldeschi, una vera “mentore”. Mi ha in insegnato a cucire, a realizzare abiti dal disegno, mi ha dato una certa regolarità. Con lei mi sono trovato benissimo, al punto da frequentare solo le sue lezioni. L'anno scolastico, però, come dicevo prima, si è concluso male; sono stato bocciato perché non frequentavo le ore di indirizzo culturale. Nonostante il risultato negativo, con una mia vecchia amica ho deciso di organizzare la sfilata di fine anno che è piaciuta moltissimo, ma non è stata più riproposta. Ho presentato sette modelli e, anche se i miei voti erano pessimi, la prof. ha cercato di farmi promuovere, pur senza successo.

D. In seguito?
R. Sono andato a Cambridge, avevo 16 anni. Conoscevo già un minimo l'Inghilterra per avervi frequentato dei campeggi estivi e volevo tornarci. Sono partito nell'agosto 2005 per un corso della durata di un mese a Central St. Martins, ancora oggi l'università più quotata del mondo, con selezioni durissime. Stando lì, assolutamente non volevo più tornare a Pesaro; così sono andato a Cambridge e, dal settembre 2005 al luglio del 2007, sono stato al CATS college (Cambridge visual and performig arts).

D. Che esperienza è stata?
R. Bellissima, anche se ho avuto problemi con la lingua. Ho frequentato due anni, ma i documenti di studio italiani e quelli inglesi non erano compatibili e non mi permettevano di ricevere un diploma per accedere all'Università. Per questo sono rimasto un altro anno a Londra da solo. Sono andato a lavorare dalla stilista Clare Tough,. La cosa buffa è che lei produceva solo maglieria. Il 90% di questa veniva fatto a mano e con l‘uncinetto che io non sapevo usare. Per cogliere questa opportunità ho detto invece che ero pratico. Per fortuna quando ho fatto il colloquio c'era Rob, un assistente disponibile ad aiutarmi; sono andato da lui e gli ho detto: “guarda non dire niente, ma io non so' lavorare all'uncinetto quindi bisogna che tu mi insegni” In una settimana, grazie a lui, ho imparato velocemente il punto base. Sono rimasto da Clare Tough per due mesi e per la settimana della moda di Londra. Poi sono tornato in Italia per motivi familiari.

D. Che tipo di famiglia hai?
R. Ho un fratello che si è laureato in fisica e che andrà a New York e poi a Zurigo e due sorelle. Mia madre è regista di teatro, mia sorella attrice, lavora con Emma Dante, mio padre architetto, Ho anche una sorella di 12 anni che già pensa di andare a Cambridge. La sua aspirazione sarebbe fare l'agente immobiliare, vendere e comperare le case. Ma è anche molto interessata alla moda. E' già molto alta, le piacerebbe provare a fare la modella.

D. Tornando a te…
R. Sono rimasto un mese a Pesaro e mi sono rivolto all'Atelier Console Costantini che ha sempre realizzato anche abiti da uomo su misura. Sono andato da lui e gli ho detto che mi sarebbe piaciuto molto imparare l'uomo. Gli ho proposto: “compro della stoffa e facciamo il mio abito e lei mi insegna il taglio, il cucito, ecc…”. Lui è stato disponibilissimo. Così ho scelto la stoffa e ho iniziato a fare l'abito che indosso oggi. Dopo il mese a Pesaro sono tornato a Londra.

D. Con quale scopo?
R. Volevo capire come funzionavano i negozi di abbigliamento, come si fanno gli ordini, ecc… Sono una persona molto curiosa, mi piace scoprire le cose facendole. Mi sono detto: “è meglio cercare di capire”. Ho lavorato per quattro mesi nel negozio di Donna Karan, e ho imparato come funzionano le vendite, quale sarà il prezzo al pubblico dei capi, tutte cose molto interessanti relative al discorso manageriale. In seguito ho pensato di andare all'Istituto Marangoni che ha altre due sedi a Parigi e Londra.

D. Ti occorreva quindi un diploma per potervi accedere…
R. Sì. Sono riuscito a conseguirlo frequentando, da giugno 2008 a luglio 2009, il liceo socio pscico pedagogico Manzoni a Fano. Durante l'anno del diploma ho incontrato Antonio Nava, che già conoscevo da tempo, e ho aperto con lui l'atelier Nava-Gaudenzi. Abbiamo prodotto 25 abiti. Io e Antonio abbiamo collaborato bene, nonostante gli stili opposti. Insieme siamo stati alla settimana della moda a Milano. Lui frequenterà l'istituto Marangoni a Milano e Parigi, ma non ha ancora deciso dove farà il terzo anno. Io sarò a Londra, poi a Parigi, quindi di nuovo a Londra.

D. Tra le tue creazioni?
R. Un abito nero realizzato per Chiara Marchegiani, che l'attrice indosserà per la prima di un suo film alla fine di ottobre. E'un abito particolare, davanti un tubino molto femminile, dietro sembra un abito da uomo.

D. Cosa c'è nel tuo futuro?
R. Ho avuto l'opportunità di innamorarmi anche della moda maschile che trovo molto affascinante ma ancora austera. Dopo i tre anni di Università continuerò a specializzarmi e spero di fare un'esperienza lavorativa con Armani, per aprire in seguito un mio atelier.

Rosalba Angiuli

 

INTERVISTA AL DOTT. UGO CALZONI

Ugo Calzoni occupa il primo posto nel Management della Fiera di Pesaro, in quanto ricopre il ruolo Amministratore Unico.

D. Dott. Calzoni, da quanto tempo è a Pesaro?
R. Il presidente Drudi mi ha convocato nel luglio 2008, con l'incarico di consulente della Fiera, per poter implementare due o tre manifestazioni di forza e per aumentare le giornate espositive. Occorreva, inoltre, stringere i tempi per una decisione importante, cioè quella di rendere le Marche la prima regione italiana con un'unica società fieristica. Poi, in ottobre, c'è stata la situazione imprevista dell'uscita dell'amministratore unico, dunque non potevo sottrarmi all'impegno di ricoprire tale ruolo.

D. Quali i punti di debolezza della Fiera di Pesaro?
R. Il sistema fieristico italiano è quasi tutto in discussione. Questa è una riflessione forte, con un dato di fatto sempre più consolidato. Il sistema fieristico è lo strumento principe per la visibilità, il marketing e l'internazionalizzazione della piccola e media impresa italiana. Lo dicono i dati, le statistiche e le rilevazioni, il che significa che è utile soprattutto all'economia del nostro paese, formata da piccole e medie imprese.

D. Perché è in discussione il sistema fieristico?
R. Per alcuni fenomeni che chiamo di natura degenerativa, quali il confondere le Fiere con le sagre, il pullulare di manifestazioni genericamente chiamate Fiere. Quindi la proliferazione di sistemi fieristici inventati, nel senso che non sono radicati su territori con vocazioni specifiche. Altro fattore è l'entrata in campo di due giganti per struttura, per impegno, per investimento, per esigenze di bilancio, quali la Fiera di Milano e di Roma che, a mio avviso, hanno inteso che la società italiana è come quella tedesca e francese, dove non esiste la cultura del distretto industriale.

D. Cosa succede in Italia?
R. Da noi ogni distretto ha la sua specificità geografica; ci sono elementi territoriali e storici alla base del nostro miracolo economico, che richiedono sistemi fieristici moderni, ma che non danno spazio a sistemi fieristici unici. Purtroppo il mezzogiorno è in grandissimo ritardo, abbiamo avuto investimenti basati sull'indebitamento e abbiamo interessi nuovi che sono rappresentati dalle associazioni di categoria.

D. Cosa dire delle Marche e di Pesaro?
R. Le Marche hanno una fortuna, pur essendo una regione al plurale, hanno una struttura fieristica forte solo a Pesaro, logisticamente perfetta, vicina alle autostrade, centrale, tecnologicamente apprezzata, con aria condizionata in tutti gli ambienti, quindi molto progredita rispetto alle altre Fiere. Infatti, Ancona ha assoluta necessità di uscire dall'impegno del porto entro la fine del 2010, Civitanova, Macerata e Fermo non hanno sedi all'altezza. Quindi il sistema fieristico di Pesaro diventa fondamentale. Sarà la Fiera dell'Adriatico. Questo è il nome che daremo a questa istituzione. Una chance per la città, oltretutto inserita nel più grande distretto del mobile del Made in Italy.

D. Il settore del mobile ha avuto dei problemi?
R. Tutti i settori del Made in Italy hanno avuto dei problemi, quelli che non hanno internazionalizzato spostando le produzioni. Qui c'è il più grande distretto del mobile italiano, caratterizzato soprattutto dal prodotto cucina.

D. Allora il distretto è sufficiente per giustificare una sua visibilità? O tanto vale andare tutti a Milano?
R. Milano è un fenomeno non ripetibile da nessuna altra parte, è importantissimo da difendere, perché è un punto di riferimento forte dell'economia del paese; però questo non esclude che vi sia qualche altra vetrina, così come per la moda abbiamo le giornate milanesi, ma Firenze non ha rinunciato al Pitti. L'oro non è solo a Vicenza, ma a Valenza, ad Arezzo. La calzatura non è solo a Milano. La Fiera delle armi si fa a Brescia. Il distretto non deve rinunciare ad avere una sua vetrina, una sua visibilità. Seconda ragione, oggi che è in difficoltà il mercato mondiale e le esportazioni sono difficilissime e il Made in Italy è ancora un trend importante, tutti noi osservatori dei fenomeni economici siamo convinti che radicare un prodotto Made in Italy con un'ulteriore specificità territoriale è valore aggiunto. Non è solo un prodotto fatto in Italia, ma è un prodotto là dove c'è tradizione, cultura, storia, bellezza, turismo, arte, catena del food, un sistema che da valore a ciò che lì viene prodotto. E perché quindi rinunciare ad un valore del mobile italiano non aggiungendo che è fatto in questo distretto che è la terra di Rossini, di Urbino, della storia, delle tradizioni? Queste motivazioni, danno un'immagine globale del prodotto, dicono che il sistema fieristico marchigiano, quello di Pesaro, deve stare in piedi.

D. Com'è l'export del mobile italiano?
R. E' basso. Le nostre aziende hanno il mercato domestico ed esportano qualcosa in Europa, Spagna, Grecia, Germania. All'est si comincia adesso. Ma il mercato americano, del lusso e così via, è il grande trend. Adesso c'è l'opportunità che il mobile del nostro distretto possa fare uno scatto per coprire il mercato non solo medio basso; per fare un salto di qualità rispetto ai nuovi consumatori. Il consumatore, americano, cinese, arabo, russo, compra la casa con dentro già la cucina e il bagno. L'interlocutore non è più la famiglia. I giovani europei vivono in 70 metri, e vogliono tutto. La cucina ha soppiantato tutto, è "total living", e rimane il punto di forza della scelta della coppia. Qui c'è la risposta al nuovo consumatore. Poi abbiamo i paesi che richiedono il mobile italiano come status symbol. Questo distretto, il più importante d'Italia e del mondo, deve inevitabilmente alzare il suo grado di visibilità e di forza che il solo salone di Milano non è in grado di dare. Lo da solo ai grandi gruppi. La piccola impresa a Milano ha difficoltà ad esserci, non ha le risorse per emergere dai milioni di metri quadri occupati, non ha forza di internazionalizzazione, quindi i distretti vanno mantenuti. Non è più come nel passato, l'accoglienza deve cambiare, si deve capire che la bellezza è nel sangue di questa terra. Occorre rivedere, fare un restyling, costruire un nuovo modello di Fiera, per un nuovo interlocutore.

D. Cosa fare?
R. Essenzialmente cercare di mettere a punto il conto economico, con più manifestazione e con più gente che viene in Fiera. In questo modo si creano più investimenti. Poi dare forza nel sistema regionale; a Pesaro, ci siamo riusciti perché la regione ha stilato una legge del polo unico. I punti di forza di Pesaro sono la tradizione del food e del mobile. Di qui la necessità di rendere vincenti Marche Food Festival e Domus 360. Con 2 pilastri importanti le altre piccole grandi fiere vengono di conseguenze. Da Rimini fino al Conero c'è attenzione al fenomeno, c'è un maggiore interesse. Gli albergatori di Rimini, Riccione, Cattolica, hanno inserito questi eventi nei loro siti, Pesaro si sta muovendo.

D. Dunque ci sono segnali positivi?

R. Questi segnali ci sono, ma sono complementari, il sistema deve fare il tifo per se stesso. Ogni tanto la società marchigiana ha degli sbandamenti, vedo che sul Salone del Mobile, pur essendosi rotte molte incrostazioni, è apparsa fuori logica un'opposizione alla manifestazione basata su errori del passato; ma in una situazione come quella di oggi, dove c'è una vetrina di alto livello a basso costo, dove c'è una crisi di mercato, riaffermare un'identità e aggiungere alla presenza milanese una nuova presenza per tutte le piccole e medie imprese, mi è sembrata molto strana questa posizione. Oltretutto, senza il Salone del Mobile e il Salone dell'Agroalimentare, la Fiera non avrebbe ragione di esistere, il che significa che le Marche per molti anni non avrebbero un polo fieristico degno di questo nome. Mi pare sciocco che si vada tutti a Rimini e mi pare altrettanto sciocco pensare di non fare manifestazioni fieristiche, perché le sagre di paese sono molto importanti, ma le sagre sono altra cosa.

D. Puo' tracciare un primo bilancio 2009 della Fiera di Pesaro?
R. Nella prima parte dell'anno abbiamo avuto dai 35.000 ai 40.000 visitatori, un numero rilevante. Ha meravigliato molto una recente manifestazione che ha portato qui almeno 1000 persone, molte delle quali con accompagnatori, che sicuramente sono rimasti in città 2 giorni, che sicuramente hanno preso un caffè, hanno fatto acquisti e sicuramente possono tornare. Il nostro scopo è quello di fare due grandi manifestazioni all'anno, con un corollario di altri eventi, inoltre puntiamo molto sui convegni.

D. Il prossimo impegno prima di Domo360?
R. Marche Food Festival, dal 12 al 16 giugno 2009. Una manifestazione in grado di coinvolgere tutti gli operatori del settore enogastronomico: distributori, produttori, commercianti, ristoratori ed il grande pubblico. In Fiera ci sarà abbondante spazio per discutere della filiera corta e della sua importanza all'interno di un mercato che ha bisogno di nuove idee per essere rilanciato fuori dai confini regionali e nazionali. Ci saranno nicchie di novità del panorama culinario, quali il biologico, i prodotti e le ricette per celiaci, i piatti a base di fiori, l'utilizzo di erbe aromatiche e gli abbinamenti enogastronomici. Questo per dimostrare che se il cibo è cultura si deve rinnovare. Non si tratterà solo di esporre e degustare, ma ci sarà anche la possibilità di mettere gli operatori uno di fronte all'altro e di formare ed aggiornare le professionalità. Marche Food Festival proporrà con Food Art uno spazio nel quale tutti i sensi saranno coinvolti nella preparazione di piatti e nella loro degustazione. Altra occasione di confronto sarà "Paese Focus", uno spazio a disposizione dell'ospite internazionale dedicato ad assaggi, e scambi di prodotti tipici.

Rosalba Angiuli